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25 APRILE: IL MESSAGGIO DELLA CONSULTA GIOVANI

Gio 23 Apr 2020
La Consulta Giovani di Verzuolo ha deciso di celebrare questa importante giornata con un testo tratto dall'Istituto storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Cuneo che ci racconta alcuni aspetti della Resistenza ambientati nel contesto locale.

Andare per i sentieri della valle Varaita, percorrerne le strade, attraversarne le cittadine, i paesi, le borgate più piccole, i santuari e gli eremi disseminati sul territorio, vuol dire ripercorrere i tragitti che nei venti mesi della guerra di liberazione furono teatro di molteplici storie di violenze, ma anche di coraggio, solidarietà e pietà. Questa serie di "sentieri della libertà" restituisce nel suo insieme la complessità della vita al tempo della seconda guerra mondiale : i partigiani, le loro scelte ed i loro progetti, la quotidianità della loro organizzazione, ma anche la resistenza disarmata delle persone semplici, o il loro essere spesso vittime inconsapevoli, e poi le battaglie, gli eccidi, i rastrellamenti, fino alla liberazione del 25 aprile.

Al centro di questo territorio è Verzuolo che ricoprì a quel tempo un ruolo chiave, in primo luogo perché nella cittadina si trova la fabbrica Burgo, in cui si concentrava allora circa un migliaio di operai, e al suo interno si discutevano quelle idee e quei progetti di radicale rinnovamento politico e sociale che la Resistenza esprimerà nell'azione: nell'agosto 1943 la Cartiera fu teatro di importanti scioperi operai, mentre nell'aprile 1945 i partigiani proteggeranno gli impianti industriali della fabbrica dalla ritirata dei tedeschi e dei repubblichini. I sentieri che partono dalla collina alle spalle di Verzuolo permettevano inoltre alle bande partigiane di raggiungere dalla pianura molti centri della valle Varaita evitando le più pericolose vie di pianura. La valle era occupata principalmente dalle formazioni garibaldine: solo in un secondo momento arrivarono anche gruppi di GL, e quasi alla fine della guerra, le Matteotti. A Busca, Costigliole, Piasco, i nazifascisti avevano le caserme ed i presidi da cui cercavano di controllare il territorio.
Sulle alture di bassa e media valle i partigiani contavano su vari punti di appoggio nelle frazioni, come alla Rolfa o a Lemma o nelle piccole borgate, come Goria, Mattone, Durando, nei diversi santuari, come al Santuario di Santa Brigida di Peralba o di San Bernardo a quello di Valmala. Già dal settembre '43 molti giovani erano saliti in montagna a combattere contro gli occupanti nazisti e i loro collaboratori fascisti. E la popolazione della valle, con in primo piano le donne e molti sacerdoti, aveva aiutato i partigiani o nascondendoli o sostenendoli nei momenti più duri della guerra.

Nell'estate del 1944 la montagna era completamente controllata dalle bande partigiane tanto che nacque anche una "Repubblica partigiana della Valle Varaita" che rimase in vita per 71 giorni. Il centro della "Repubblica" fu Venasca, che a partire dall'8 settembre era stata sede del primo comando partigiano.
Come in molti altri luoghi d'Italia il sostegno dei civili alla lotta di liberazione portó con sé conseguenze tremende. L'occupazione delle truppe tedesche e dei militi della repubblica di Saló fu molto dura e anche in Valle Varaita ci furono eccidi sanguinosi per dissuadere la popolazione civile dal collaborare con i partigiani. Proprio Venasca pagó a caro prezzo il suo essere centro della "Repubblica partigiana della Valle Varaita", infatti, l'11 agosto del 1944 i tedeschi decisero una rappresaglia contro il paese saccheggiando le abitazioni e bruciando oltre il 60% delle case. Ma l'episodio più emblematico della ferocia nazifascista contro i civili in Valle Varaita fu certamente l'eccidio di Ceretto di Costigliole consumato il 5 gennaio 1944 e che provocó 27 vittime. E ancora a pochi giorni dalla Liberazione, il 6 marzo 1945, al Santuario di Valmala un attacco dei fascisti durante una riunione dei comandi partigiani garibaldini si risolve in un nuovo eccidio con esecuzioni sommarie dei feriti: 9 saranno i morti di quello che è diventato il simbolo di tutti i sacrifici della lotta garibaldini in Valle Varaita.

In merito al già accennato ruolo delle donne nella Resistenza, vi lasciamo con questo video che indaga la loro esperienza nelle formazioni partigiane, rivoluzionando il ruolo assegnato loro dal patriarcato e divenendo protagoniste della storia.
Donne di diverse estrazioni sociali, culturali e politiche, esprimono in un racconto corale la consapevolezza di una lotta che va oltre la liberazione dal nazifascismo e che segna un momento decisivo nel percorso di emancipazione prima e di liberazione poi.
Il vissuto di queste donne ribelli si intreccia agli interventi delle storiche e alle loro ricerche e analisi di genere, alle pubblicazioni clandestine e ai documenti dell’epoca, alle immagini di repertorio, delineando così il contesto storico in cui la loro lotta si è sviluppata e il riflesso di essa nel mondo attuale.

25 Aprile: il messaggio della Consulta Giovani
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